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occasione della Giornata del π (pi greco)
Tre e quattordici Opere di Tobia Ravà
a cura di Maria Luisa Trevisan
MUSEO DELLE MACCHINE TESSILI
I.T.I. "V. E. MARZOTTO" (VI)
DAL 13 MARZO AL 25 APRILE 2010
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Sabato 13 marzo alle ore 17.00 s’inaugura, al Museo delle
Macchine Tessili di Valdagno, che ha sede presso I.T.I. "V.E.Marzotto",
la mostra Tre e quattordici con opere dell’artista veneziano
Tobia Ravà, il cui nome è di recente rimbalzato
sulle testate giornalistiche internazionali in occasione della
visita alla Sinagoga di Roma da parte di Benedetto XVI, in quanto
il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma ha scelto
una sua opera, La direzione spirituale, quale dono al Pontefice.
Il titolo della mostra fa riferimento al pi greco a cui l’artista
ha legato alcune sue indagini effettuate in ambito cabalistico,
riferite alla parola ebraica shaddài (onnipotente, il cui
valore ghematrico è 314), ma riguarda anche altri teoremi
e formule scientifiche che l’hanno condotto ad effettuare
pure delle scoperte matematiche, quali la “Congettura di
Ravà”.
La mostra rimarrà aperta fino al 25 aprile 2010
orari: dal lunedì al venerdì dalle
17 alle 19; sabato e domenica: dalle 10 alle 12; dalle 16 alle
19. Lunedì 5 aprile: dalle 16 alle 19.
La mostra rimane chiusa sabato 3 e domenica 4 per le festività
pasquali.
Servizi: Visite guidate al Museo delle Macchine
Tessili e alla Città sociale o dell’Armonia, presso
l’ITI Marzotto di Valdagno. Prenotazioni: tel. 0445 401007
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 .Organizzazione:
ITI “V. E. Marzotto” Valdagno (VI), referente: Gioia
Chilese.
Luogo: Museo delle Macchine Tessili presso I.T.I.
"V.E.Marzotto" Via Carducci 9 - Valdagno (VI)
Tel.: +39 0445 401007 Fax: +39 0445 408577;
e-mail: info@itismarzotto.it;
vitf040005@istruzione.it;
http://www.itismarzotto.it
Ufficio stampa: PaRDeS – Concerto d’Arte Contemporanea
041/5728366;
www.concertodartecontemporanea.org;
cartec@alice.it; marialuisa.trevisan@virgilio.it
Per informazioni si veda anche su facebook Tobia Ravà e
PaRDeS (quest’ultimo anche su my space).
comunicato
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Un'opera
di Tobia Ravà in dono a papa Benedetto XVI°
Il 17 gennaio 2010 il dipinto di Tobia Ravà: "La
Direzione Spirituale" sarà donato al Pontefice Benedetto
XVI°
in occasione della visita alla Sinagoga Maggiore dalla Comunità
Ebraica di Roma nella persona Rabbino Capo di Roma Professor Riccardo
Di Segni e dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma
Riccardo Pacifici.
L’opera commissionata all’artista veneziano Tobia
Ravà dal professor Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della
Comunità Ebraica di Roma, quale dono a Papa Benedetto XVI
in occasione della visita alla Sinagoga di Roma del 17 gennaio
2010, nel ventennale della prima visita di un Papa, Giovanni Paolo
II, al Tempio romano, rappresenta l’immagine di un bosco
azzurro. La direzione spirituale, titolo dell’opera, è
data dalla prospettiva centrale del pioppeto che porta verso l’infinito,
in un’immagine interamente realizzata con numeri, lettere
e parole ebraiche, che insieme costituiscono una texture alfanumerica
sostenuta da una ferrea logica linguistica, quella della ghematrià,
secondo la quale ogni lettera corrisponde ad un numero e così
ogni parola ha oltre che un significato letterale anche un valore
numerico, ma anche filosofico e segreto. In questo modo riesce
a ricavare persino radici quadrate di concetti ed il numero teosofico
di qualsiasi cifra sommandone tutte le unità in modo da
ridurlo ad una sola cifra.
L’opera si fa testo, apparentemente indecifrabile e criptico,
ma non appena ci si addentra nella foresta di simboli, e con un
po’ di pazienza si cominciano ad isolare le lettere ed i
numeri, si scoprono dei meravigliosi significati nascosti tra
i rami e nei meandri di questi boschi. Affiorano nomi, messaggi,
date ed anche la firma dell’artista (32). L’opera
è incentrata sulla data della visita che compare in alto,
in cielo, e sul nome “baruch”, in omaggio a Benedetto
XVI, ed il numero 16, che troviamo invece a terra, con tutti valori
ghematrici, numerici e teosofici collegati; è un inno al
divino, alla terra, al creato, all’amore, all’unione
e alla concordia tra gli uomini, come nella citazione testuale
del Salmo 122, verso 6: shalu 377 shalom 376 Jerusalem 586 isch
laiu oheveich (Pregate per il bene di Geusalemme: possano godere
di tranquillità coloro che ti amano).
Sulla linea dell’orizzonte vi è il numero 45 che
rappresenta l’uomo in quanto ghematrià di adam (uomo
in ebraico, parola composta da alef, ossia la presenza divina,
equivalente ad 1, e dam, sangue, 44). L’opera ha in effetti
i colori corrispondenti a queste due parole, dell’infinito,
dell’uno, eterno, indivisibile con l’azzurro che si
fa sempre più etereo, rarefatto ed evanescente fino al
bianco. Questo colore che è in superficie ha come base
una colorazione rossa, simboleggiante il sangue e la carne dell’uomo.
Non si tratta della natura (parola che è presente in ebraico,
ha teva) spontanea e selvaggia, ma regolare e controllata dall’uomo
che in questo caso si fa socio di Dio nella creazione. L’uomo
crea una natura ordinata: i Pioppi sono piantumati tutti ad una
certa distanza, spesso lungo gli argini dei fiumi in aree golenali
per rafforzarne le sponde e contenere le acque troppo abbondanti.
Il pioppeto è un tema ricorrente nella produzione artistica
di Ravà e rappresenta la riqualificazione dell’essere
umano che piantando alberi migliora il pianeta. L’artista
ama affermare che preferisce l’uomo che pianta alberi piuttosto
di quello che cementifica le sponde e costruisce capannoni.
L’opera d’arte così come il testo biblico
può quindi essere letta secondo i 4 livelli del PaRDeS,
che significa “frutteto” o “giardino”,
parola che ha dato origine al termine “paradiso”.
PaRDeS giunse ad avere un significato filosofico nell’ebraismo
per un racconto narrato nel Talmud , in cui PaRDèS sembra
rappresentare un “luogo” ideale, simbolico, interiore,
e consono alla mediazione esoterica. Nell’ebraico più
tardo “coloro che passeggiano nel frutteto” sono i
giusti impegnati nella meditazione mistica. Le quattro consonanti
PaRDèS vennero poi a rappresentare i quattro livelli stabiliti
d’interpretazione delle Scritture. Ciascun verso della Bibbia
può essere letto in riferimento al suo Pshàt, ovvero
il suo ovvio e diretto significato, oppure secondo il Rèmez,
un’allusione all’allegoria, filosofica o morale in
esso contenuta; o ancora secondo il Deràsh, ovvero gli
antichi metodi rabbinici di interpretazione, o in riferimento
a Sod, il significato esoterico o qabbalistico. Il testo come
anche l’opera d’arte o qualsiasi situazione della
vita presenta al contempo diversi livelli di significato: questo
aspetto del pensiero ebraico ha contribuito ad avere un approccio
diverso, più articolato e pluridirezionale nella visione
e soluzioni dei problemi sia a livello teorico che pratico.
Percorso del testo nell’opera
A partire dal centro dall’alto troviamo la data: 17 gennaio/
2010/ schevat/ 2bet/ tav shin” àin /
5770 / Roma /247/26 (valore del tetragramma)
di seguito a scendere alcuni valori fondamentali per arrivare
al centro del varco nel bosco con il numero 45 (valore ghematrico
della parola adam, = uomo)
Dal basso verso l’alto, ultima riga da destra:
Baruch, 228 (valore ghematrico della parola Benedetto) zain (uguale
a 7 valore teosofico di 16) 16 (sta per XVI°, valore ghematrico
di av echad, che significa “un solo padre” )
Da sinistra (ultima riga):
32 (firma dell’artista) 50 (anni dell’artista nel
momento d’esecuzione dell’opera) 1166 (numero dell’opera)
13 (sta per 13° lavoro dell’anno ebraico 5570 di seguito
primo lavoro dell’anno 2010)
Seconda riga da destra sesto verso del salmo 122: shalu 377 shalom
376 Jerusalem 586 isch laiu oheveich (Pregate per il bene di Geusalemme:
possano godere di tranquillità coloro che ti amano)
Terza riga dal basso dedicata al 228: valore ghematrico di Baruch
(=Benedetto), di keruv (=cherubino), di etz chaim (= Albero della
Vita), bakhor (= primogenito), 3 (corrispondente valore teosofico
di 228)
Quarta riga dal basso: 1 alef (valore teosofico di 244 somma
di 228 + 16) 244 tzadiqim (= i giusti)
Ghemarah (=commento alla Mishnà, parte principale del Talmud),
radam (=addormentarsi), mered (=ribellione ), marad (=ribellarsi)
madar (=inclinarsi), dimar (=essere stupefatti)
Quinta dal basso) è dedicata al 16 e al 256:
16 (valore ghematrico corrispondente a hi (=lei) a zug (=coppia)
hoveh (=presente) av echad (=un solo padre), ezov (=isoppo, pianta
medicinale), gabai (=tesoriere)
256 (la radice quadrata è 16) corrisponde a 256: Aharon
(=Aronne, fratello di Mosè, Primo Gran Sacerdote), nur
(=fuoco), melekh elion (=re superno)
La sesta riga dal basso è dedicata al 13 e 169:
Il numero teosofico di 224 è 1 che è alef, echad
(=uno) ha ghematrià 13, come ahavah (=amore), hagah (=meditare),
hegheh (=voce), zavad (=dare un regalo), zeved (regalo)
13 è la radice quadrata di 169: ta’amim (=note musicali
con le quali si canta la Torà) e la frase dal Cantico dei
Cantici mum ein bakh (=in te non c’è difetto), teqes
(=rito)
Settima riga dal basso seguono le parole che hanno valore ghematrico
207 tra le quali: adon olam (=il signore del mondo), or (=luce),
ain sof (=Infinito), raz (=segret), zer (=corona), adon olam (=Il
Signore del mondo), bohar (=luce brillante), gheder (=recinto),
barah (=mangiare, assaggiare, dare cibo), zqenim (=vecchi, anziani) |