Tobia Ravà

Mario Stefani

Il doppio gioco

di Mario Stefani
Il sacro e il surreale e la memoria si innestano felicemente in un calembour attento e per nulla affatto gratuito. Il labirinto dell’uomo e la sua lettura psicoanalitica qui ritroviamo in una lettura che e assieme seria e ironica ed e spesso confessione autentica e sofferta. Non e facile un discorso sulla pittura di Tobia Ravà, data la complessità simbolico-linguistica della sua opera, dove elemento ludico e momento drammatico si intrecciano continuamente, cosi che il positivo e anche negativo e genera percorsi di senso diverso, si muovono discorsi rovesciati, per portare dal significante al significato attraverso un procedimento semiotico. Diversi piani di lettura, dati i vari punti di fuoco, contribuiscono a creare una struttura aperta. Troviamo nei suoi quadri un cromatismo ritmico, musicale che suggerisce più che affermare. Illusioni e utopia, ma anche gioco e ritmo, puro suono che diviene anche raffinata raffigurazione e rappresentazione e decantata decoratività sottilmente evocante antichi paradisi relegati troppo spesso nell’inconscio. Pittura d’invenzione simbolica senza retorica, perché il suo evento non significa solo espressione metaforica e vociante del labirinto della vita. Spesso nelle sue composizioni vi e una metafora, il mimetismo inverso attraverso il colore. Il gioco ironico del dentro e del fuori, è e diviene anche satirico, antimitologico. Disorienta la sua “puntigliosita” nel fermarsi, nel reincontrarsi, nel riprendere temi, nel riproporsi con volute e ghirigori, nel gusto di una finzione segnica profonda e ritessuta continuamente. La forza espressiva e di comunicazione visiva del- 1’artista, si chiarifica in queste opere recenti, in cui si decantano felicemente temi e motivi ricorrenti nella sua opera. La sua forza emotiva si dilata in noi, raggiungendo quasi direttamente la nostra psiche.
Molto importante e poi il segno che non solo appare con elementi particolari, come le trombe, che anch’esse poi sono pretesto e gioco di infiniti ricorsi ludici e di ripetitività, ma e anche miraggio, per cui ciò che si vede è e non è ugualmente. Per questo abbiamo senso e non-senso, svolgimento di un tema in forma non dogmatica, alternativa, in un divenire che e flusso di coscienza. Il messaggio e plurimo, ambivalente, secondo ciò che noi vogliamo leggere, secondo il nostro stato d’animo, ci raggiungono e si decantano i graffiti, in una verità degli specchi che si proietta all’infinito nel tempo e nello spazio, maggiormente dilatandosi come un sasso che cada in un lago. Non e di certo da sottovalutare il discorso della sensualità e dell’erotismo che si manifestano attraverso la presenza insistente di alcuni colori chiave ed anche con la presenza della linea sinuosa, curva, continua- mente tornante e avvolgente. Poesia arabescata dunque, intensa ed ammiccante, “compromettente”, da cui non si può fuggire e negarsi. Strutture polivalenti panteistiche dove il segno e il colore sono 1’uno all’altro necessari quanto positiva- mente ambigui. Una verità esistenziale, un canto alla vita, disorientante spesso, quanto definitivamente affascinante. Il discorso linguistico ha indubbiamente molta importanza, perché esso riassume felicemente i vari temi, i vari contenuti, dandone un’unita non provvisoria ma essenziale e continuativa. Un dedalo dunque, un percorso accidentato e il volere seguire la storia e la genesi stessa di ogni singolo quadro, perché ognuno di essi è una realtà a sé, pur avendo precisi moduli comuni, alcuni arditi e disorientanti, ma solo apparentemente, poiché alla fine tutte le opere giungono a conclusioni armoniche e persuasive.
di Mario Stefani